Musica

Classifica

  1. ADELE 21
  2. ADRIANO CELENTANO FACCIAMO FINTA CHE SIA VERO
  3. COLDPLAY MYLO XYLOTO
  4. FIORELLA MANNOIA SUD

Vedi tutto >

Prossime uscite


Vedi tutto >

Ultime uscite


Vedi tutto >

TEATRO DEGLI ORRORI

IL MONDO NUOVO

€14,99
Martedì 31 Gennaio 2012
rock
CD
0602527916415
2012

Abbiamo incontrato Pierpaolo Capovilla, leader de”Il Teatro degli Orrori” all’ultimo Medimex di Bari. Con la sua proverbiale e inappagabile dialettica ci ha parlato un po’ di tutto partendo dall’album “Il Mondo Nuovo” per arrivare a vere e proprie riflessioni politico-esistenziali, o come si diverte a sottolineare lui, “esistenziali ed esistensive”. Capovilla quando inizia ad argomentare diventa un vero e proprio cavallo imbizzarrito della parola. Snocciola concetti affascinanti ad una velocità supersonica e li mischia con emozioni, invettive e scenari onirici. Si rimane conturbati da questo tipo d’incontri perché lasciano il segno e non cadono mai nella banalità. Caro Pierpaolo, esce il vostro nuovo lavoro. Perché come titolo “Il Mondo Nuovo”? «All’inizio in realtà volevamo intitolarlo “Storia di un Immigrato”. Il riferimento tanto esplicito a “Storia di un Impiegato” di De André sembrava una splendida provocazione, tanto più significativa in quanto il disco è stato immaginato e desiderato “a concetto”. Per pudore, Il Teatro degli Orrori ha preferito un titolo più metaforico e immaginifico: “Il Mondo Nuovo”». E qual è il concept, questo filo conduttore che lega in maniera esplicita ogni pezzo dell’Album? «Sono 16 istantanee che sono tutte piccole biografie: storie di emigrazione e di migranti, narrate nella loro intimità, che le rende così simili alla vita di chi non emigra, di chi resta, ma comunque combatte la battaglia della vita, della propria esistenza». Come nei precedenti album anche in questo si parla d’amore, ma non quello tra uomo-donna, piuttosto l’amore sociale che altro non è che sete di giustizia, uguaglianza e fratellanza. È una caratteristica che ci ha sempre molto colpito del Teatro degli Orrori. «Mi state dicendo una cosa che mi commuove. Io quando scrivo e canto una canzone d’amore, non canto una canzone d’amore consueta come farebbero la Pausini, Ramazzotti o Vasco Rossi. Per me l’amore è un espediente narrativo per raccontare i dolori dell’esistenza degli uomini e delle donne nel mondo. Io non ne posso più della canzonetta d’amore italiana consueta, che non dice niente, che non arricchisce chi ascolta, anzi ti impoverisce, ti fa pensare alla vita come un’eterna illusione, come se vivessimo in un film. La vita non è un film, la vita è la vita. Il cinema è finzione, una meravigliosa finzione, il cinema è sogno. La vita talvolta è anche un sogno, però un sogno che cammina, si muove, organico, dotato di un’anima, sentimenti, idee, ideali. E io vorrei che soprattutto dalla musica potesse trasparire questo: quell’onestà intellettuale necessaria e sufficiente per poterci dire come stanno le cose dentro di noi e intorno a noi. Io cerco questo e spero di riuscire a fare qualcosa di autentico nella vita, non ho altre ambizioni ». Autenticità, un’altra parola che usi molto spesso. «Io vengo dall’hardcore. A vent’anni ascoltavo “Black flag”, “Dead Kennedys” e “Fugazi”. Venivo colpito dai testi dei “NoMeansNo” che parlavano di violenze su donne e figlie, crisi e rivolte generazionali. Queste storie mi ferivano così profondamente nel cuore e nell’anima che non sono più riuscito a fare altro nella vita, ho ancora un ricordo vividissimo. Bisogna cercare l’autenticità e soprattutto saperla esprimere. Per farlo basta guardarsi intorno e riuscire a descrivere le piccole e grandi ingiustizie, gli abusi e le prevaricazioni che avvengono nelle nostre vite e nelle vite di chi sta intorno a noi». Tu sei riuscito negli anni a mantenere una certa coerenza, non sei dovuto scendere a compromessi. Insomma ce l’hai fatta senza tradire te stesso. Cosa possiamo dire a questi giovani artisti che “ci provano”? «Il segreto? Non esiste un segreto. Io sono un vocazionale. Dal 1995 fino ad oggi ho fatto più di 700 concerti, e soprattutto all’inizio cantavo mentre facevo altri lavori. Ad esempio se avevo un concerto a Roma, la notte non rimanevo a dormire lì ma rientravo a Venezia perché la mattina alle 8 dopo dovevo stare in un albergo a preparare le colazioni ai clienti. Era terribile ma bisogna sapersi sacrificare perché la musica, soprattutto agli inizi, non ti fa pagare le bollette tantomeno il mutuo o l’affitto. È un lavoro precario che, non me ne vogliano i precari, ti regala un senso di libertà e di movimento assoluto. È una sensazione forte al di là delle difficoltà. Non c’è niente da fare, per me il rock è una religione, una vera vocazione. Per questo io sono un sacerdote e non una rockstar!». Negli anni è cambiato qualcosa nel tuo approccio al mestiere di cantante? «Quando ero più giovane volevo apparire, poi ho capito che volevo essere e nel momento in cui ho compreso che l’essere era la cosa davvero importante, l’apparire non ha contato più un cazzo. Solo da quel momento ho cominciato a fare le cose veramente sul serio». Nuovo Album e quindi nuovo Tour. Sei pronto a regalare nuovi stage divings (tuffi dal palco, ndr) agli spettatori dei vostri concerti? «Sì, speriamo di riuscirci ancora! Devo dimagrire un po’, sto facendo jogging!». Sappi però che se un giorno ti volessi esibire all’Etruria Eco Festival noi saremo tra il pubblico e puoi stare tranquillo che ti prenderemo! «Vi ringrazio, sarete i miei angeli custodi!». Grazie Pierpaolo per la tua disponibilità e per la tua intensità. Nella musica e nella vita. «Grazie a voi, della vostra amorevolezza!». Intervista realizzata al Medimex di Bari il 26 novembre 2011 a cura di Gianfranco Marcucci e Roberto Fantini Perullo. Fonte: http://www.voiceovernetwork.it/2012/01/3300/

universal music

Studio
Film

Classifica

1.
IL RE LEONE Rob Minkoff e Roger Allers
3.
CARS 2 Brad Lewis e John Lasseter
5.
UNA NOTTE DA LEONI 2 Todd Phillips

Vedi tutto >

Prossime uscite


Vedi tutto >

Ultime uscite


Vedi tutto >